Degli oltre 600.000 ettari di boschi della Regione Lazio, ca. 130.000 ettari sono cedui quercini a prevalenza di cerro (Quercus cerris L.) e roverella (Quercus pubescens Willd.) Nel corso degli ultimi decenni, la loro superficie sottoposta a gestione ordinaria è andata riducendosi, fino a creare le condizioni per il riconoscimento di una nuova tipologia strutturale quella dei boschi cedui quercini di età elevata. Questa evoluzione si deve ad una serie di concause alcune delle quali sono:
-> la dinamica socio – economica delle aree interne e forestali, per cui lo spopolamento dei territori ha determinato una riduzione degli addetti per l’esercizio delle attività selvicolturali, una contrazione della domanda di mercato e dei possibili impieghi;
-> la carente infrastrutturazione delle aree interne e montane, soprattutto in termini di viabilità, che ha reso particolarmente elevata l’incidenza dei costi dell'attività, in particolare i costi esbosco e di trasporto fino ad azzerare e/o rendere negativi i risultati finanziari dell'attività;
-> la congiuntura negativa del mercato dei prodotti legnosi, con una riduzione continua dei prezzi reali degli assortimenti. In ambito regionale, si aggiunge un mercato delle biomasse che ancora stenta a decollare nonché una incapacità alla valorizzazione delle produzioni;
-> l'aumento dei costi dei fattori produttivi, in particolare manodopera e carburanti, non compensati dall'aumento della loro produttività;
-> la perdita di competitività delle produzioni locali anche rispetto alle importazioni dai mercati esteri di prodotti a basso valore aggiunto quale è la legna ad uso energetico (legna da ardere e biomasse);
-> la strutturazione di una vincolistica territoriale, specie di fonte paesistico-ambientale, complessivamente orientata a preservare "a priori" lo stato di fatto, ignorando il dinamismo naturale degli ecosistemi forestali modificati e/o antropizzati;
-> l’assenza di una rete permanente di monitoraggio degli ecosistemi forestali che “oggettivamente” valuti lo stato generale ed evolutivo degli ecosistemi forestali;
-> la complessità della progettazione specifica dell’intervento selvicolturale, che tuttavia sconta dei limiti nella scarsa accessibilità ed elevata dispersione delle informazioni territoriali specifiche e correlate;
-> l’inadeguatezza delle imprese di utilizzazione forestale ad adottare organizzazioni di cantiere diverse da quelle consolidate e tradizionali, ma più opportune ed idonee per l’esecuzione di interventi a basso impatto ambientale;
-> la crescente terziarizzazione degli ecosistemi forestali, la cui erogazione dei servizi ecosistemici si assume essere svincolata dallo stato degli ecosistemi stessi.
L'individuazione di questa tipologia selvicolturale trova le sue basi nei Regolamenti forestali (un tempo le Prescrizioni di massima e polizia forestale), in cui e specificata l'eta oltre la quale si e in presenza di questa fattispecie strutturale. La disposizione deriva dall'evidenza che oltre questa eta la capacita di pollonifera delle ceppaie tende a ridursi significativamente, ossia si ritiene che sussiste una elevata probabilita che venga meno la rinnovazione agamica del soprassuolo e di conseguenza e
minacciata la perpetuita dell'ecosistema e l'interesse pubblico ad esso correlato.
I caratteri che tipicizzano questo patrimonio, oltre all'eta elevata, sono:
-> la formazioni di ecosistemi con elevata densita di piante ed un eccesso di biomassa che insiste per unita di superficie;
-> l'elevata presenza di piante morte e/o deperienti soprattutto sul piano dominato;
-> l' elevata concorrenzialita tra gli individui per l¡¦uso delle risorse, in particolare acqua, luce e elementi nutritivi;
-> il raggiungimento e/o superamento della carrying capacity della stazione.
In Italia, come in altri Paesi europei ed extraeuropei, le cenosi quercine sono interessate dalla grave sindrome nota come deperimento delle querce (Anselmi et al. 2009). Si tratta di un fenomeno complesso, imputabile a diverse cause, sia di origine antropica che biotica, che possono manifestarsi simultaneamente o in tempi diversi, determinando la riduzione pronunciata della vitalita delle piante (Ragazzi et al. 2000). Alla base vi e l¡¦attivazione di uno stato di ¡§stress¡¨ in cui si innescano agenti patogeni, soprattutto funghi endofiti (Ragazzi et al. 2004; Anselmi et al., 2008) ed altri parassiti di debolezza, che determinano gravi fenomeni di deperimento fino a diffuse morie delle piante costituenti il soprassuolo.
Particolarmente esposte a questo rischio sono le formazioni che insistono su siti xerici, ossia gran parte del patrimonio quercino regionale. Essi registrano un innalzamento della suscettivita ai processi di degrado, oltre al deperimento si ricordano gli incendi boschivi ed il dissesto idrogeologico, che compromettono il loro futuro, quello dei boschi contermini e dell¡¦intero patrimonio regionale e nazionale, nonche divengono una minaccia per il benessere della collettivita.
Sia nel remoto che nel recente passato, le istituzioni forestali sono state investite del problema.
Sovente sono state date autorizzazioni finalizzate all¡¦esecuzione di interventi fitosanitari in situazioni di emergenza in cui gli obiettivi selvicolturali sono stati totalmente ignorati. Altresi, sono stati assicurati fondi regionali e/o cofinanziamenti comunitari, per l¡¦esecuzione di interventi pilota per definire modelli colturali potenzialmente replicabili e disseminabili tra gli operatori del settore.
Non essendo stati inseriti in una strategia forestale pluriennale di breve, medio e lungo periodo (CARBONE 2014), non e stato possibile valutare la loro efficacia. All¡¦implementazione non ha fatto seguito il monitoraggio ex-post dei risultati, la verifica delle assunzioni, la correzione delle modalita di implementazione, l¡¦ampliamento della casistica di applicazione, la standardizzazione ed il consolidamento dell¡¦approccio gestionale, nonche la disseminazione del modulo colturale presso gli operatori. Gli effetti di queste ¡§sperimentazioni¡¨ se vi sono state non sono andate oltre i meri confini dell'area di esecuzione.
Avvalendosi delle opportune risorse del Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 nell¡¦ambito della misura di sostegno alla cooperazione (art. ?? del reg. 1698/2005), e stato creato un gruppo di lavoro multidisciplinare avente i seguenti obiettivi:
-> monitorare gli interventi gestionali adottati per i boschi cedui quercini di eta elevata;
-> validare il modulo colturale;
-> standardizzare e consolidare il modulo colturale per renderlo replicabile da parte di altri operatori del settore;
-> favorire il trasferimento del modulo colturale agli operatori ed alle istituzioni forestali;
-> individuare le opportunita esistenti e creare le condizioni affinche il modulo colturale possa replicarsi.